giovedì 2 febbraio 2012

Partito Comunista d'Italia





Il 21 gennaio 1921 nasce a Livorno il Partito Comunista d'Italia, sezione della III Internazionale, da una scissione del Partito Socialista. Il contesto storico è di forte contrapposizione fra proletaria e borghesia (basti solo ricordare il movimento di occupazione delle fabbriche del 1920), che vide il vecchio partito, conteso fra massimalismo e riformismo, non esserne all'altezza. Da ciò l'esigenza delle sue correnti di Sinistra di rompere e di dare alla luce un organismo realmente rivoluzionario. 

Ci sembra, allora, significativo riproporre i dieci punti su cui si è costituito, basati sulle ventuno condizioni di adesione all'Internazionale Comunista, come sintesi della sua breve ma intensa vita, in netta contrapposizione con quello che è stato dopo la liquidazione della Sinistra. Grazie, infatti, all'appoggio esterno di un' Internazionale sempre più degenerata nello stalinismo, con basse manovre burocratiche il Centro del Partito riesce a prenderne le redini, gettando le basi della sua trasformazione in partito frontista e democratico, quindi stalinista e patriottico, infine socialdemocratico.
Ma i dieci punti, anche alla riprova dell'odierna crisi capitalistica, dimostrano ancora oggi tutta la loro validità ed attualità.

                           

Il Partito Comunista d'Italia (Sezione dell'Internazionale Comunista) è costituito sulla base
dei seguenti principi.

1. Nell'attuale regime sociale capitalistico si sviluppa un sempre crescente contrasto fra le forze produttive ed i rapporti di produzione, dando origine all'antitesi ed alla lotta di classe tra il proletariato e la borghesia dominante.


2. Gli attuali rapporti di produzione sono protetti dal potere dello Stato borghese, che, fondato sul sistema rappresentativo della democrazia, costituisce l'organo per la difesa degli interessi della classe capitalistica.


3. Il proletariato non può infrangere né modificare il sistema dei rapporti capitalistici di produzione, da cui deriva il suo sfruttamento, senza l'abbattimento violento del potere borghese.


4. L'organo indispensabile della lotta rivoluzionaria è il partito politico di classe. Il Partito comunista, riunendo in sé la parte più avanzata e cosciente del proletariato, unifica gli sforzi delle masse lavoratrici, volgendoli dalle lotte per gli interessi di gruppi e per risultati contingenti alla lotta per la emancipazione rivoluzionaria del proletariato; esso ha il compito di diffondere nelle masse la coscienza rivoluzionaria, di organizzare i mezzi materiali d'azione e di dirigere nello svolgimento della lotta il proletariato.


5. La guerra mondiale, causata dalle intime insanabili contraddizioni del sistema capitalistico; le quali produssero l'imperialismo moderno, ha aperto la crisi di disgregazione del capitalismo, in cui la lotta di classe non può ché risolversi in conflitto armato tra le masse lavoratrici ed il potere degli Stati borghesi.


6. Dopo l'abbattimento del potere borghese, il proletariato non può organizzarsi in classe dominante che con la distruzione dell'apparato statale borghese e con la instaurazione dello Stato basato sulla sola classe produttiva ed escludendo da ogni diritto politico la classe borghese.


7. La forma di rappresentanza politica nello Stato proletario è il sistema dei Consigli dei lavoratori (operai e contadini), già in atto nella rivoluzione russa, inizio della rivoluzione proletaria mondiale e prima stabile realizzazione della dittatura proletaria.


8. La necessaria difesa dello Stato proletario, contro tutti i tentativi contro-rivoluzionari, può essere assicurata solo col togliere alla borghesia ed ai partiti avversi alla dittatura proletaria ogni mezzo di agitazione e di propaganda politica, e con l'organizzazione armata del proletariato per respingere gli attacchi interni ed esterni.


9. Solo lo Stato proletario potrà sistematicamente attuare tutte quelle successive misure d'intervento nei rapporti dell'economia sociale con le quali si effettuerà la sostituzione del sistema capitalistico con la gestione collettiva della produzione e della distribuzione.


10. Per effetto di questa trasformazione, economica e delle conseguenti trasformazioni di tutte le attività della vita sociale, eliminandosi la divisione della società in classi, andrà anche eliminandosi la necessità dello Stato politico, il cui ingranaggio si ridurrà progressivamente a quello della razionale amministrazione delle attività umane.

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