lunedì 20 dicembre 2010
domenica 19 dicembre 2010
14 dicembre, spunti di riflessione
Diversi sono i fini e le sensibilità delle migliaia di giovani e di lavoratori scesi in piazza a Roma martedì 14 dicembre.
Varie espressioni di lotte territoriali, di lotte sindacali, di lotte studentesche unite all’indignazione personale di migliaia di uomini e donne. Per una volta con pochi e residuali buffoni in cerca d’autore e altrettanto pochi e insignificanti manovratori di partito o di sindacato.
Certo l’obiettivo immediato era la caduta del governo Berlusconi, che nella sua sfacciata corruzione e putrefazione rappresenta e simboleggia il degrado del sistema politico ed economico italiano. Ma concentrarsi solo sullo specifico tricolore, significa dimenticare la rabbia e la determinazione esplose, per rimanere nel nostro continente, a Londra, Dublino, Barcellona, Parigi, Atene e in tanti altri centri più piccoli della fortezza Europa. È il capitalismo europeo ad alimentare quella continua indignazione che serpeggia nelle genti di tutte le nazioni, quell’incapacità di garantire privilegi e rendite a banche e industrie senza ristrutturare il potere, tagliando senza pietà istruzione e reddito, senza togliere le conquiste dei lavoratori autoctoni, non dando diritti a quelli immigrati, senza abbassare salari e peggiorare condizioni di vita, senza uccidere l’ambiente .
Alla notizia dell’ennesimo fallimento delle manovre del Palazzo, davanti al manifesto fallimento di una democrazia, involucro di interessi privati di destra e di sinistra, questa indignazione è esplosa in una sana, fragorosa, "illuminante" insurrezione. Ancora piccola, poco sistematica, forse ingenua e debole. Ma così spontanea, desiderata dalla maggioranza silenziosa della classe lavoratrice e degli studenti, che da sola ha scavalcato dieci anni di prudenza opportunista, di pattume giornalistico e di mediazione sindacalista.
E così obiettivi dei manifestanti sono divenute pure 29 agenzie bancarie o finanziarie, oltre alla sede della Protezione Civile, riempita di immondizia dagli aquilani, e a quella dell'Opera Pontificia.
È soprattutto la nuova generazione, che nei quartieri degradati, nelle scuole in decomposizione, negli stadi come gabbie ci vive per davvero, a comprendere che di fronte a prospettive di declassamento così evidenti non resta loro che la forza del proprio corpo e del proprio furore antagonista.
Ma questo impatto violento, immediato e spesso poco ragionato non serve a niente se non è accompagnata da un difficile e poderoso sforzo di ricomposizione della parte più sincera e cosciente del movimento operaio e studentesco e da una nuova disponibilità alla lotta degli individui isolati.
A partire dal 14 dicembre 2010, in Italia, una nuova e assai diversa (concettualmente e semanticamente, non fraintendano i moralisti e benpensanti) "strategia della tensione" è possibile, cioè una generale tensione verso la vita, la libertà, l’onestà, la dignità e la giustizia. La tensione verso l’organizzazione autonoma dei nostri bisogni.
Per mettere l’intelligenza proletaria al servizio della passione e della rabbia.
Per imparare a riprendere ciò che è proprio, a lottare per mantenerlo, a vivere per migliorarlo
Per la Futura Umanità.
venerdì 10 dicembre 2010
If the kids are united...
Londra - Gli studenti in piazza contro il provvedimento, approvato nel pomeriggio dalla Camera dei Comuni, che aumenta fino a 9.000 sterline all'anno le rette delle università inglesi.
Il sistema li ha invitati a lottare, invito raccolto.
giovedì 9 dicembre 2010
domenica 5 dicembre 2010
venerdì 3 dicembre 2010
martedì 30 novembre 2010
venerdì 26 novembre 2010
Rossa Gioventù - I nostri appuntamenti settimanali
*Dal 3 maggio 2011 gli appuntamenti settimanali hanno subito le seguenti variazioni:
- Riunione: ogni giovedì dalle ore 16.00
- Biblioteca popolare: ogni martedì dalle 16.30 alle 19.30
ogni giovedì dalle 16.00 alle 19.30
il venerdì non sarà aperta
- Sportello legale: ogni martedì dalle 18:00 alle 19:30
lunedì 22 novembre 2010
martedì 16 novembre 2010
Historia magistra vitae: "Quelli dell'Alberone"...
..."Via Appia Nuova 357 è la sede storica del Comitato di Quartiere Alberone, la struttura che per oltre un trentennio è stata un “laboratorio sociale” in cui, nel tempo, si sono incontrate ed intrecciate tra loro esperienze diverse.
La maggior parte di noi ha iniziato, ancora molto giovane, nel lontano '68, a fare attività politica nelle scuole, solo successivamente, dal 1970 in poi abbiamo iniziato ad interagire anche con le componenti proletarie e le organizzazioni di sinistra del nostro quartiere.
In tutti questi anni, prima di chiamarci Comitato di Quartiere Alberone, abbiamo usato molti nomi:
CAA: Ovvero Collettivo Autonomo Appio-Tuscolano.
Cosi ci chiamavamo nel lontano 1974, quando i fascisti pensavano volesse dire Comitato Antifascista Alberone e vi lascio intendere perché...
CPT: Sta per Comitato Proletario Tuscolano, questa sigla nasce dalle ceneri dell’esperienza del CAA ed è legata al nostro intervento materiale sul territorio, era il 1975 e noi praticavamo le autoriduzioni delle bollette, le occupazioni di case, la lotta al carovita, i consultori autogestiti delle donne.
“I compagni dell’Alberone” era il modo in cui ci chiamavamo nel ‘77 quando ancora non ci eravamo formalizzati come Comitato di Quartiere.
Inoltre abbiamo utilizzato altre numerosissime sigle che di volta in volta rappresentavano interventi settoriali in compartecipazione con altri soggetti politici.
Tra queste ricordo ancora, la Commissione Eroina, il The Wall (intervento sul carcere), la Polisportiva Cyrano, La libera Università dell’Alberone, La commissione Lavoro Nero, il Cavallo Pazzo (giornale di quartiere)…
Ma per tutti, a Roma e non solo, eravamo i “Compagni dell'Alberone” o più semplicemente “Quelli dell'Alberone”, espressione da cui abbiamo tratto il titolo del libro, prodotto nel 2000, in cui si racconta la nostra storia.
Amici del dubbio e fermamente antagonisti allo stato di cose presenti siamo stati protagonisti di tante battaglie ed iniziative"...
venerdì 12 novembre 2010
lunedì 8 novembre 2010
Biblioteca popolare Alberone
*25 febbario 2011: oltre 1200 libri raccolti! Clicca qui!
*Dal 3 maggio 2011 la biblioteca rimarrà aperta esclusivamente:
il martedì dalle 17.00 alle 19.30
il giovedì dalle 16.00 alle 19.30
No alla tessera del tifoso
La tessera del tifoso è un programma di "fidelizzazione" varato nel 2008 dall'Osservatorio Nazionale sulle
Manifestazione Sportive (organo del Ministero degli Interni). Nel 2009 il Ministro della Lega Nord e
dell'attuale governo, Roberto Maroni, attraverso una circolare (badate bene: NON una LEGGE!) rivolta a
questure e prefetture di tutta Italia ha invitato a sollecitare i club alla sottoscrizione della nuova fidelity card
entro l'inizio della stagione 2009/10 (Un ricatto vero e proprio... poiché in caso contrario le squadre
rischierebbero di giocare a porte chiuse le proprie partite per... CARENZE STRUTTURALI!). Questa la
breve storia "legislativa" della tessera, ma occorre entrare nel dettaglio per capire i reali interessi economici e
repressivi che si celano dietro questo provvedimento.
Il calcio è la quinta "azienda" italiana, intorno ad esso, infatti, ruotano una serie di interessi economici,
politici, nonché pubblicitari, esorbitanti. Per questo motivo, rappresentando un asse portante del "sistema"
capitalistico italiano, non contempla più il tifoso come semplice appassionato ma come "cliente", definizione
coniata non a caso da Sergio Cragnotti, ex presidente della Lazio, quotando per la prima volta in borsa una
squadra di Seria A, seguita poi da Roma e Juventus.
La tessera del tifoso è figlia di questo passaggio. Antonio Manganelli, attuale capo della polizia, lo ha
palesemente dichiarato un anno fa: "La tessera nasce storicamente per motivi di marketing, perché si va
verso la privatizzazione degli stadi. Le società di calcio sono tra le poche aziende a fini di lucro che ancora
non conoscono la propria clientela". Come può, la tessera, essere funzionale a questo scopo? Semplice, è
pensata come vera e propria carta di credito ricaricabile. Per questo, a numerosi gruppi economici e
finanziari. Per di più, al contrario dell'abbonamento (che si sottoscrive per una sola stagione), essa ha valore
quinquennale SENZA POSSIBILITÀ di rescissione, assicurando così, per ALMENO cinque anni, clienti alle aziende citate. Non è un caso che Intesa-San Paolo abbia prodotto le tessere di Milan (oltre 120mila
sottoscrizioni in 2 anni) e Fiorentina, o Poste italiane e Visa per la Lazio e Lis-Lottomatica per Roma e
Palermo. Prendiamo l'esempio di Millenovecento, la tessera del tifoso dei biancocelesti: viaggia addirittura
su doppio circuito, carta di credito MasterCard e carta ricaricabile Poste Italiane. Per questo, acquistando e
spendendo tramite tessera del tifoso, si fa esclusivamente il gioco di questi gruppi.
Inoltre le fidelity card hanno al proprio interno un microchip di tecnologia RFID (Radio Frequency
Identification), un sistema d'identificazione automatica usato per la localizzazione a distanza di
animali o merci (una sorta di GPS). In questo caso però è di tipo "passivo" per cui si attiva solo
tramite un lettore posto a breve distanza (ad esempio sportello bancario o tornello dello stadio), che
consente però di monitorare, tracciare e raccogliere i dati su tutti i prodotti acquistati e sulle
abitudini della persona. Per questo, le grandi aziende sono tra i fautori della tessera del tifoso, per avere
indagini di mercato a costo zero, sapendo ogni dato del proprio "cliente". Non è un caso che già nel 2005 il
garante della privacy avesse reso pubbliche perplessità su tale tecnologia.
La tessera del tifoso, e ciò deve far riflettere, è un’imposizione del governo (storicamente "diretto" da banche
e grandi industrie) ai club, non una loro libera scelta, costituendo una strategia di incentivazione al consumo
a 360°. Inoltre, alle fidelity card sono legate una serie di facilitazioni, privilegi e offerte per coloro i quali
spendano o comprino di più o usino i servizi forniti da una società partner (il 30 luglio scorso è stato
ufficializzato un accordo con Ferrovie dello Stato e Autogrill S.P.A. che prevede sconti e agevolazioni per i
possessori della tessera del tifoso) a dimostrazione dell'operazione meramente commerciale che si cela dietro
questo provvedimento.
Il "cliente" però non può farla fuori dal vaso... altrimenti che immagine offrirebbe agli sponsor! Che idea di
ordine darebbe ai moralisti e ai politici! Lo stadio deve diventare una sorta di teatro, con gli spettatori seduti
al loro posto, rispettosi delle regole e dei codici di comportamento, amanti dei loro presidenti, con il
trasporto emotivo e canoro ridotto allo zero... emblema dunque di una società sopita senza il minimo barlume
di ribellione! (esempio lampante il "tifo" da pop-corn in NBA).
La curva è storicamente un luogo di autodeterminazione, con regole e codici propri, motore unico del tifo,
ma anche di contestazioni e di folklore... però un cittadino, tanto meno un tifoso, nella società capitalistica
non può pensare ed agire liberamente! Per questo, la tessera viene rilasciata solo previo nulla osta della
Questura (i vostri dati verranno aggiunti e tenuti nel sistema operativo...), come il passaporto e il porto
d'armi, presupponendo che chi va allo stadio è un potenziale soggetto pericoloso e deve essere controllato
all'origine. Accettare che qualcuno possa dirvi se abbiate i requisiti per entrare in uno stadio, in un cinema,
ad una manifestazione, in un bar o in un ristorante significa assecondare la morte della libertà. Paradossale è
il fatto che secondo i principi che regolano le fidelity card, uno stupratore o un killer abbiano i requisiti adatti
ad entrare in uno stadio rispetto ad un ragazzo diffidato per aver scavalcato una vetrata. Il nulla osta della
questura presuppone un altro problema, la schedatura di massa. Con il pretesto dell'autorizzazione per entrare in un impianto sportivo, le forze dell'ordine controlleranno per filo e per segno le vostre vite, i vostri
orientamenti politici, la vostra fedina penale, le vostre amicizie, aprendo nuovi fascicoli con tutte le
conseguenze del caso...
Chi sottoscrive la tessera avrà il "privilegio" di accedere al settore ospiti per le trasferte, sempre che
l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive non lo chiuda lo stesso, come accaduto per Genoa-
Milan del campionato 2009-10. Negli altri casi i non possessori della fidelity card potranno comunque
comprare i biglietti cartacei per gli altri settori, trovandosi così mischiati ai tifosi avversari provocando
possibili tensioni. In questo modo si acuirebbe la violenza più che debellarla!
Ora, la risposta alla domanda più ovvia forse: chi non può sottoscrivere la tessera del tifoso?
1. le persone attualmente sottoposte a DASPO (norma, che va da 1 a 5 anni, lesiva di ogni fondamento
giuridico poiché inflitta in ATTESA del processo. Un uomo potenzialmente innocente, come più volte
accaduto, può essere allontanato dagli stadi per anni con obbligo di firma in questura.)
2. coloro che siano stati condannanti tramite processo penale, anche in primo grado, per reati da stadio (si
noti che non viene messo il limite temporale).
Nel caso dell'AS Roma Privilege Card è sufficiente anche una semplice denuncia da stadio per non potersi
abbonare. Per di più, in barba ad ogni legge, chi ha scontato in passato la propria condanna (esempio:
condanna penale nel 1990 per lancio di una bottiglietta) non potrà abbonarsi mai più, pagando di fatto la
propria "colpa" per tutta la vita.
Infine, una nota di colore: per possedere la tessera del tifoso bisogna impegnarsi a rispettare le regole del
“codice etico” (non insultare gli avversari, non stare in piedi, non tirare un fazzoletto ecc.) sottoscrivendo un
apposito documento.
Le fidelity card sono perciò un palese esperimento repressivo e di controllo, da testare su una realtà ribelle e
scomoda come quella ultras, per utilizzarlo poi più in là in altri ambiti della società civile. È inoltre uno
squallido tentativo di corrompere una passione e farla diventare del tutto schiava degli interessi economici
Per questo diciamo:
Manifestazione Sportive (organo del Ministero degli Interni). Nel 2009 il Ministro della Lega Nord e
dell'attuale governo, Roberto Maroni, attraverso una circolare (badate bene: NON una LEGGE!) rivolta a
questure e prefetture di tutta Italia ha invitato a sollecitare i club alla sottoscrizione della nuova fidelity card
entro l'inizio della stagione 2009/10 (Un ricatto vero e proprio... poiché in caso contrario le squadre
rischierebbero di giocare a porte chiuse le proprie partite per... CARENZE STRUTTURALI!). Questa la
breve storia "legislativa" della tessera, ma occorre entrare nel dettaglio per capire i reali interessi economici e
repressivi che si celano dietro questo provvedimento.
Il calcio è la quinta "azienda" italiana, intorno ad esso, infatti, ruotano una serie di interessi economici,
politici, nonché pubblicitari, esorbitanti. Per questo motivo, rappresentando un asse portante del "sistema"
capitalistico italiano, non contempla più il tifoso come semplice appassionato ma come "cliente", definizione
coniata non a caso da Sergio Cragnotti, ex presidente della Lazio, quotando per la prima volta in borsa una
squadra di Seria A, seguita poi da Roma e Juventus.
La tessera del tifoso è figlia di questo passaggio. Antonio Manganelli, attuale capo della polizia, lo ha
palesemente dichiarato un anno fa: "La tessera nasce storicamente per motivi di marketing, perché si va
verso la privatizzazione degli stadi. Le società di calcio sono tra le poche aziende a fini di lucro che ancora
non conoscono la propria clientela". Come può, la tessera, essere funzionale a questo scopo? Semplice, è
pensata come vera e propria carta di credito ricaricabile. Per questo, a numerosi gruppi economici e
finanziari. Per di più, al contrario dell'abbonamento (che si sottoscrive per una sola stagione), essa ha valore
quinquennale SENZA POSSIBILITÀ di rescissione, assicurando così, per ALMENO cinque anni, clienti alle aziende citate. Non è un caso che Intesa-San Paolo abbia prodotto le tessere di Milan (oltre 120mila
sottoscrizioni in 2 anni) e Fiorentina, o Poste italiane e Visa per la Lazio e Lis-Lottomatica per Roma e
Palermo. Prendiamo l'esempio di Millenovecento, la tessera del tifoso dei biancocelesti: viaggia addirittura
su doppio circuito, carta di credito MasterCard e carta ricaricabile Poste Italiane. Per questo, acquistando e
spendendo tramite tessera del tifoso, si fa esclusivamente il gioco di questi gruppi.
Inoltre le fidelity card hanno al proprio interno un microchip di tecnologia RFID (Radio Frequency
Identification), un sistema d'identificazione automatica usato per la localizzazione a distanza di
animali o merci (una sorta di GPS). In questo caso però è di tipo "passivo" per cui si attiva solo
tramite un lettore posto a breve distanza (ad esempio sportello bancario o tornello dello stadio), che
consente però di monitorare, tracciare e raccogliere i dati su tutti i prodotti acquistati e sulle
abitudini della persona. Per questo, le grandi aziende sono tra i fautori della tessera del tifoso, per avere
indagini di mercato a costo zero, sapendo ogni dato del proprio "cliente". Non è un caso che già nel 2005 il
garante della privacy avesse reso pubbliche perplessità su tale tecnologia.
La tessera del tifoso, e ciò deve far riflettere, è un’imposizione del governo (storicamente "diretto" da banche
e grandi industrie) ai club, non una loro libera scelta, costituendo una strategia di incentivazione al consumo
a 360°. Inoltre, alle fidelity card sono legate una serie di facilitazioni, privilegi e offerte per coloro i quali
spendano o comprino di più o usino i servizi forniti da una società partner (il 30 luglio scorso è stato
ufficializzato un accordo con Ferrovie dello Stato e Autogrill S.P.A. che prevede sconti e agevolazioni per i
possessori della tessera del tifoso) a dimostrazione dell'operazione meramente commerciale che si cela dietro
questo provvedimento.
Il "cliente" però non può farla fuori dal vaso... altrimenti che immagine offrirebbe agli sponsor! Che idea di
ordine darebbe ai moralisti e ai politici! Lo stadio deve diventare una sorta di teatro, con gli spettatori seduti
al loro posto, rispettosi delle regole e dei codici di comportamento, amanti dei loro presidenti, con il
trasporto emotivo e canoro ridotto allo zero... emblema dunque di una società sopita senza il minimo barlume
di ribellione! (esempio lampante il "tifo" da pop-corn in NBA).
La curva è storicamente un luogo di autodeterminazione, con regole e codici propri, motore unico del tifo,
ma anche di contestazioni e di folklore... però un cittadino, tanto meno un tifoso, nella società capitalistica
non può pensare ed agire liberamente! Per questo, la tessera viene rilasciata solo previo nulla osta della
Questura (i vostri dati verranno aggiunti e tenuti nel sistema operativo...), come il passaporto e il porto
d'armi, presupponendo che chi va allo stadio è un potenziale soggetto pericoloso e deve essere controllato
all'origine. Accettare che qualcuno possa dirvi se abbiate i requisiti per entrare in uno stadio, in un cinema,
ad una manifestazione, in un bar o in un ristorante significa assecondare la morte della libertà. Paradossale è
il fatto che secondo i principi che regolano le fidelity card, uno stupratore o un killer abbiano i requisiti adatti
ad entrare in uno stadio rispetto ad un ragazzo diffidato per aver scavalcato una vetrata. Il nulla osta della
questura presuppone un altro problema, la schedatura di massa. Con il pretesto dell'autorizzazione per entrare in un impianto sportivo, le forze dell'ordine controlleranno per filo e per segno le vostre vite, i vostri
orientamenti politici, la vostra fedina penale, le vostre amicizie, aprendo nuovi fascicoli con tutte le
conseguenze del caso...
Chi sottoscrive la tessera avrà il "privilegio" di accedere al settore ospiti per le trasferte, sempre che
l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive non lo chiuda lo stesso, come accaduto per Genoa-
Milan del campionato 2009-10. Negli altri casi i non possessori della fidelity card potranno comunque
comprare i biglietti cartacei per gli altri settori, trovandosi così mischiati ai tifosi avversari provocando
possibili tensioni. In questo modo si acuirebbe la violenza più che debellarla!
Ora, la risposta alla domanda più ovvia forse: chi non può sottoscrivere la tessera del tifoso?
1. le persone attualmente sottoposte a DASPO (norma, che va da 1 a 5 anni, lesiva di ogni fondamento
giuridico poiché inflitta in ATTESA del processo. Un uomo potenzialmente innocente, come più volte
accaduto, può essere allontanato dagli stadi per anni con obbligo di firma in questura.)
2. coloro che siano stati condannanti tramite processo penale, anche in primo grado, per reati da stadio (si
noti che non viene messo il limite temporale).
Nel caso dell'AS Roma Privilege Card è sufficiente anche una semplice denuncia da stadio per non potersi
abbonare. Per di più, in barba ad ogni legge, chi ha scontato in passato la propria condanna (esempio:
condanna penale nel 1990 per lancio di una bottiglietta) non potrà abbonarsi mai più, pagando di fatto la
propria "colpa" per tutta la vita.
Infine, una nota di colore: per possedere la tessera del tifoso bisogna impegnarsi a rispettare le regole del
“codice etico” (non insultare gli avversari, non stare in piedi, non tirare un fazzoletto ecc.) sottoscrivendo un
apposito documento.
Le fidelity card sono perciò un palese esperimento repressivo e di controllo, da testare su una realtà ribelle e
scomoda come quella ultras, per utilizzarlo poi più in là in altri ambiti della società civile. È inoltre uno
squallido tentativo di corrompere una passione e farla diventare del tutto schiava degli interessi economici
Per questo diciamo:
DEL TIFOSO, NO AL CALCIO MODERNO!
NON CI AVRETE MAI COME VOLETE VOI!
Chi siamo
I potenti della terra, che stringono nelle proprie mani le leve del potere economico e politico, hanno evocato, come degli apprendisti stregoni, forze che ora non riescono più a governare. La crisi, che col suo contorno di miseria e disperazione sociale sta attanagliando un paese dopo l'altro, minaccia sempre più da vicino anche quelli più “ricchi” (come l'Italia).
Nelle nostre metropoli, una nuova generazione è stanca di esser sfruttata e di ottenere solo le briciole dell'opulenza che la classe dominante riserva a sé. Al di sotto gli immigrati costretti a scappare dalle loro terre spesso teatro di guerre causate dagli stessi imperialismi occidentali (in primis europeo ed italiano) che poi ne sfruttano il lavoro.
A loro e a chiunque odi il capitalismo e le sue nefandezze, ci rivolgiamo per saldarci nella volontà di sfida. Vogliamo superare il semplice ribellismo, diventando azione cosciente votata alla distruzione di questo marcio esistente.
Nell'umiltà della nostra giovane età e della poca esperienza che possiamo vantare, vogliamo contribuire ad unire l'area rivoluzionaria, a partire dai nostri coetanei, per penetrare efficacemente nella classe intercettando le sue avanguardie più coscienti e combattive, al di là dei settarismi che producono rinsecchiti orticelli. Non ci sentiamo portatori della verità rivelata e intendiamo essere nel cuore dello scontro fra classi, ovunque si manifesti (fabbriche, posti di lavoro, quartieri, scuole, università, stadi) per non rimanere confinati, come tanti “profeti di Marx”, all'estetica parolaia della lotta, alla quale, al dunque, non riuscirà a dare nessun apporto significativo.
Per logica e coerenza ci poniamo fuori e contro le istituzioni, mera proiezione dello Stato, da cui non ci si può aspettare nulla di positivo. È francamente ridicolo pensare di usarle “tatticamente", come spesso fanno gruppi e gruppetti di destra o di sinistra, di peso pressoché nullo, che pensano veramente di essere un problema per l'ordine costituito dal quale ricevono contemporaneamente sovvenzioni.
Siamo lontani da vertici sindacali e partiti parlamentari, anche di sinistra. Non dalla loro base, composta quasi sempre da compagni in buona fede che non vedono una vera alternativa, ma contro i vertici “comunisti” solo a parole, e spesso neanche quelle. Rivendichiamo l'autorganizzazione, sentiero più tortuoso, ma, alla lunga, l'unico percorribile, per non cadere nell'utopia di essere partiti "di lotta e di governo", e fare la fine poco invidiabile di quelli che l'hanno tentata.
Fra le spire silenziose e violente del mostro-capitale, scegliamo la militanza, movimento in un mondo imbalsamato, omologante e all'apparenza sorridente. Parola che per noi non significa candeggiarsi la coscienza con saltuari volantinaggi, firme sotto qualche (inutile) petizione; è ben altro che lo squallido vegetare in un C.S.O.A., magari lautamente sovvenzionato o fare il politicante venuto su a colpi di mozioni ed intrallazzi, impaziente di poggiare le proprie terga anche solamente su di una poltroncina da consigliere circoscrizionale.
“LA GIOVENTU' E' LA FIAMMA PIU' VIVA DELLA RIVOLUZIONE” Lenin
In faccia al gigantesco ingranaggio, vogliamo sventolare fieramente la nostra bandiera, la bandiera rossa, internazionalista e rivoluzionaria, da sempre l'unica che rappresenti il proletariato, in un inizio di secolo che preannuncia duri conflitti (basti vedere cosa succede, a poche centinaia di chilometri, in Grecia, o cosa accadde nel 2005 in Francia) e che ora ci regala un giro di vite repressivo preventivo, dalla diminuzione dei diritti dei lavoratori, alla militarizzazione delle città, dai C.I.E. contro gli immigrati alla tessera del tifoso contro gli ultras.
Ostili ad ogni mercificazione del movimento, finanzieremo la nostra attività con le nostre esclusive risorse e con iniziative libere ed autorganizzate.
Questa è la nostra scelta, ahinoi, di una sparuta minoranza della gioventù di oggi, che rifiuta il deserto di valori, il lobotomizzante conformismo ma anche l'anticonformismo incanalato. A questa scelta, invitiamo tutti coloro che il sistema non ha anestetizzato, e per i quali rabbia, amore, coraggio non siano solo pensierini da cioccolatino...
“La vittoria sara' di coloro che avranno saputo provocare il disordine senza amarlo”
Guy Debord
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