lunedì 8 novembre 2010

Chi siamo


ROSSI COME IL SANGUE, BELLI COME LA GIOVENTU'

I potenti della terra, che stringono nelle proprie mani le leve del potere economico e politico, hanno evocato, come degli apprendisti stregoni, forze che ora non riescono più a governare. La crisi, che col suo contorno di miseria e disperazione sociale sta attanagliando un paese dopo l'altro, minaccia sempre più da vicino anche quelli più “ricchi” (come l'Italia).
Nelle nostre metropoli, una nuova generazione è stanca di esser sfruttata e di ottenere solo le briciole dell'opulenza che la classe dominante riserva a sé. Al di sotto gli immigrati costretti a scappare dalle loro terre spesso teatro di guerre causate dagli stessi imperialismi occidentali (in primis europeo ed italiano) che poi ne sfruttano il lavoro.
A loro e a chiunque odi il capitalismo e le sue nefandezze, ci rivolgiamo per saldarci nella volontà di sfida. Vogliamo superare il semplice ribellismo, diventando azione cosciente votata alla distruzione di questo marcio esistente.
Nell'umiltà della nostra giovane età e della poca esperienza che possiamo vantare, vogliamo contribuire ad unire l'area rivoluzionaria, a partire dai nostri coetanei, per penetrare efficacemente nella classe intercettando le sue avanguardie più coscienti e combattive, al di là dei settarismi che producono rinsecchiti orticelli. Non ci sentiamo portatori della verità rivelata e intendiamo essere nel cuore dello scontro fra classi, ovunque si manifesti (fabbriche, posti di lavoro, quartieri, scuole, università, stadi) per non rimanere confinati, come tanti “profeti di Marx”, all'estetica parolaia della lotta, alla quale, al dunque, non riuscirà a dare nessun apporto significativo.
Per logica e coerenza ci poniamo fuori e contro le istituzioni, mera proiezione dello Stato, da cui non ci si può aspettare nulla di positivo. È francamente ridicolo pensare di usarle “tatticamente", come spesso fanno gruppi e gruppetti di destra o di sinistra, di peso pressoché nullo, che pensano veramente di essere un problema per l'ordine costituito dal quale ricevono contemporaneamente sovvenzioni.
Siamo lontani da vertici sindacali e partiti parlamentari, anche di sinistra. Non dalla loro base, composta quasi sempre da compagni in buona fede che non vedono una vera alternativa, ma contro i vertici “comunisti” solo a parole, e spesso neanche quelle. Rivendichiamo l'autorganizzazione, sentiero più tortuoso, ma, alla lunga, l'unico percorribile, per non cadere nell'utopia di essere partiti "di lotta e di governo", e fare la fine poco invidiabile di quelli che l'hanno tentata.
Fra le spire silenziose e violente del mostro-capitale, scegliamo la militanza, movimento in un mondo imbalsamato, omologante e all'apparenza sorridente. Parola che per noi non significa candeggiarsi la coscienza con saltuari volantinaggi, firme sotto qualche (inutile) petizione; è ben altro che lo squallido vegetare in un C.S.O.A., magari lautamente sovvenzionato o fare il politicante venuto su a colpi di mozioni ed intrallazzi, impaziente di poggiare le proprie terga anche solamente su di una poltroncina da consigliere circoscrizionale.


“LA GIOVENTU' E' LA FIAMMA PIU' VIVA DELLA RIVOLUZIONE” Lenin

In faccia al gigantesco ingranaggio, vogliamo sventolare fieramente la nostra bandiera, la bandiera rossa, internazionalista e rivoluzionaria, da sempre l'unica che rappresenti il proletariato, in un inizio di secolo che preannuncia duri conflitti (basti vedere cosa succede, a poche centinaia di chilometri, in Grecia, o cosa accadde nel 2005 in Francia) e che ora ci regala un giro di vite repressivo preventivo, dalla diminuzione dei diritti dei lavoratori, alla militarizzazione delle città, dai C.I.E. contro gli immigrati alla tessera del tifoso contro gli ultras.
Ostili ad ogni mercificazione del movimento, finanzieremo la nostra attività con le nostre esclusive risorse e con iniziative libere ed autorganizzate.
Questa è la nostra scelta, ahinoi, di una sparuta minoranza della gioventù di oggi, che rifiuta il deserto di valori, il lobotomizzante conformismo ma anche l'anticonformismo incanalato. A questa scelta, invitiamo tutti coloro che il sistema non ha anestetizzato, e per i quali rabbia, amore, coraggio non siano solo pensierini da cioccolatino...


“La vittoria sara' di coloro che avranno saputo provocare il disordine senza amarlo”
Guy Debord

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